Ergofobia: quando il lavoro fa paura

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Ergofobia: quando il lavoro fa paura

Cos’è l’Ergofobia

L’ergofobia, dal greco εργον (ergon, lavoro) e φοβος (phobos, paura), è una paura costante, incontrollabile e, all’apparenza, ingiustificata dei compiti, delle incombenze e degli impegni legati al lavoro. 

Le persone che soffrono di ergofobia tendono a manifestare una preoccupazione sproporzionata riguardo al proprio ambiente di lavoro, sebbene si rendano conto -generalmente- del fatto che non vi siano fondamenti razionali alla base della loro reazione.

In molti casi, questa fobia non compare in modo isolato, ma in combinazione con altri disturbi, come ad esempio l’ansia da prestazione, l’ansia sociale e la paura del fallimento.

Si può parlare di ergofobia quando in un individuo sono presenti le seguenti caratteristiche:

  • Paura o ansia intensa e sproporzionata nei confronti di un luogo o di una situazione specifica (es: luogo di lavoro, e-mail e contatti telefonici da parte di colleghi e supervisori, riunioni ecc.);
  • Reazione immediata di paura o ansia in presenza dell’oggetto o della situazione fobica;
  • Evitamento della situazione fobica (es: assenteismo, richieste frequenti di ferie o permessi per malattia);
  • La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano almeno sei mesi;
  • La paura, l’ansia o l’evitamento provocano un malessere clinico o un deterioramento nella qualità della vita sociale, personale o professionale dell’individuo.

Molto spesso, questa forma di ansia e fobia può portare a fenomeni di assenteismo o, addirittura, condurre l’individuo alla scelta di ricorrere a un pensionamento anticipato. In altri casi, può portare a disturbi legati alla paranoia, alla paura del mobbing e a condizioni di forte stress, con gravi effetti sulla salute sia fisica che psicologica.

Cause e sintomi dell’Ergofobia

Le fobie si manifestano, generalmente, in seguito ad eventi traumatici vissuti in modo diretto (ovvero un’esperienza vissuta in prima persona) o indiretto (attraverso il racconto o l’osservazione di un evento accaduto a qualcun altro). Nel caso dell’ergofobia, si tratta nella maggior parte dei casi di un’esperienza di condizionamento diretta, una situazione conflittuale, ostile o discriminatoria sul luogo di lavoro. 

Ad esempio, l’insorgenza del disturbo può coincidere con uno specifico evento in cui l’individuo ha subìto un sopruso, oppure con un periodo prolungato caratterizzato da insulti, umiliazioni o eccessivi carichi di lavoro.

Una causa ulteriore può essere la percezione di non essere sufficientemente competente e all’altezza delle aspettative dei colleghi o superiori (come avviene nella “sindrome dell’impostore”), che porta l’individuo a temere di non essere capace di svolgere con successo il proprio lavoro.

Anche alcuni tratti caratteriali possono essere alla base dell’ergofobia: ad esempio, individui estremamente timidi e introversi possono trovarsi in difficoltà in un ambiente di lavoro in cui è richiesto di relazionarsi frequentemente con altre persone (colleghi o clienti).

Infine, è stata riscontrata una correlazione tra ergofobia e condizioni psicologiche legate a sintomi depressivi (es: depressione clinica, lutto), in quanto la presenza di una condizione di depressione può portare l’individuo a perdere ogni forma di motivazione al lavoro e spingerlo ancora di più ad allontanarsene e isolarsi.

L’ergofobia può manifestarsi con sintomi simili ad altre forme di fobia, come, ad esempio: 

  • attacchi e crisi di panico, 
  • ipocondria, 
  • paura o fobia sociale
  • sindrome da stress post-traumatico.

Come intervenire

Per affrontare e superare in modo efficace l’ergofobia è necessario, innanzitutto, prendere coscienza della sua esistenza: non sempre, infatti, è semplice capire se la paura del lavoro sia riferita a una situazione circostanziale (es: una lite con un collega o un periodo di adattamento più lungo del previsto) o si tratti di una condizione più ampia e generale, legata al concetto stesso di lavoro. 

Una volta compreso e individuato il problema, è possibile iniziare un percorso terapeutico per imparare a gestire questa forma di fobia – anche con l’aiuto di uno specialista, in caso di sintomi particolarmente gravi, invalidanti o prolungati.

Un trattamento particolarmente efficace in questi casi è la terapia cognitivo-comportamentale, una tecnica che interviene sui pensieri ricorrenti e gli schemi disfunzionali di ragionamento e d’interpretazione della realtà dell’individuo, al fine di sostituirli e/o integrarli con pensieri e convinzioni più funzionali e aiuta a modificare le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in situazioni di difficoltà.

Un altro metodo per affrontare le problematiche legate all’ergofobia è intraprendere un percorso di psicoanalisi: in questo caso, l’attenzione non sarà rivolta sui sintomi, bensì sulle cause. Attraverso la psicoanalisi è possibile, infatti, indagare le motivazioni sottostanti al disturbo, spesso nascoste, e, di conseguenza, aumentare la propria consapevolezza rispetto al problema e imparare a controllarlo.

Infine, per coadiuvare il percorso terapeutico si sono rivelate utili le pratiche di yoga, meditazione o mindfulness, al fine di alleviare la sensazione di tensione e di ansia. Grazie a queste pratiche, è possibile imparare a focalizzare l’attenzione sul momento presente, sul “qui ed ora”, allontanando pensieri ricorrenti e preoccupazioni legate al futuro o al passato. 

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